Il sogno di Crysalide
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MessaggioOggetto: Come opera la mente di un analista!   Gio Mag 15, 2008 11:09 pm

Ragazzi vorrei presentarVi o farVi partecipi di uno scritto per l'esame che mi appassiona e desidero da Voi anche se profani della materia chiedere se siete d'accordo:
" La Funzione analitica si basa su un dispositivo che è la cosiddetta attenzione uniformemente fluttuante dell'analista, fondata sulle libere associazioni del paziente e sul disvelamento dei significanti che vanno via via affiorando per essere inclusi nel campo rappresentazionale. Tuttavia, quando la struttura della ripetizione, prodotto dalle iscrizioni primarie nella costituzione della psiche, irrompe nel campo analitico, la questione della rappresentabilità compie una svolta importante. Il non - rappresentato e l'irrapresntabile della pulsione, non arrivando al livello della parola, producono un 'cortocircuito' che li colloca nel passaggio all'atto o nel corpo. Le manifestazioni nel corpo e i passaggi all'atto alludono, al cosiddetto arcaico in psicoanalisi, le passioni, si tramuta in atti.(es. attacchi di panico)Il processo analitico si attua mediante un movimento regrediente(Botella1977) che parte dalle rappresentazioni di parola, l'analizzando potrebbe gradualmente cogliere una qualche forma di rappresentazione più vicina al sensoriale (rappresentazioni uditive, tattili, olfattive, visive ecc). Quando passa dal livello del sensoriale al segno percettivo, l'analisi si ritrova ad affrontare una sfida che tende a formulare in questi termini: nell'analisi della ripetizione dell'arcaico non c'è storia, non ci sono parole. Ci sono solo " situazioni analitiche", ossia incontri che trasformano.( la sand play è una di queste) Così come nel campo del significante, l'attenzione fluttuante dell'analista permette di percepire nelle associazioni libere il tocco del significante; l'analista può provare a dare una risposta a questa potenzialità sensoriale, traumatica, mettendo in gioco qualcosa di più del proprio controtransfert, ossia la propria capacità di reverie (Bion 1962) cioè 'la propria mente', ciò è evidente nella stanza magica della sand play. L'analisi offre, una possibilità inedita di creare il legame, di un cambio di direzione di fronte al ripetersi del destino, per smascherare dietro quel fato sinistro la coazione a ripetere che genera disperazione, costruendo e ricostruendo di volta in volta con le proprie macerie, fino a quando il soggetto dell'analisi non arrivi a far germogliare, nel tempo distrutto della ripetizione, il seme di una propria storia inedita e dal finale aperto!".Come vi sembra??Che bellissimo lavoro è il più bello che io conosca. Provate ad immaginarlo!
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